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L’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con il dipartimento Finanze e Sogei, ha pubblicato la nuova edizione del volume “Gli Immobili in Italia”. Il dr. Gianni Guerrieri (Direttore Centrale Servizi estimativi e Osservatorio mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate) e la dr.ssa Maria Teresa Monteduro (Responsabile Direzione Studi e Ricerche economico fiscali del dipartimento delle Finanze) hanno coordinato i lavori per la redazione di questo volume che riporta interessanti dati e approfondimenti sugli aspetti strutturali dello stock immobiliare italiano.

Si tratta di un documento utile per tutti gli stakeholder in quanto fornisce le informazioni per una migliore comprensione della realtà immobiliare italiana, almeno per come risulta dagli archivi dell’Agenzia delle Entrate e con riferimento ai dati 2016.

AGRI ISLAND La MINI-FATTORIA oltre il biologico

“Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno;

insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.” Confucio

AGRI ISLAND è una azienda costituita da due ingegneri progettisti e da un manager aziendale, tutti con esperienza ultra ventennale e tutti Manager Senza Frontiere. La volontà dei fondatori è quella di realizzare sistemi di produzione di generi alimentari sani, bilanciati, nutrienti, disponibili a tutti, realizzabili ovunque, che rispettino la salute dell’essere umano e che siano svincolati dalla logica di sfruttamento senza limiti delle risorse della Terra, che sono limitate e in avanzatissima fase di esaurimento. Esiste la reale possibilità di affrancare dalla fame e dalla sete intere popolazioni, nel pieno rispetto dell’ambiente e del diritto delle generazioni future ad avere un futuro, mentre negli anni l’industria agricola ha sempre viaggiato nella direzione opposta, distruggendo ecosistemi, provocando estinzioni, utilizzando sostanze nocive e tossiche, riducendo il livello nutrizionale del cibo.

Ogni forma di vita, ogni ecosistema è in grado di assorbire inquinanti fino ad un certo limite. Quando si va oltre alla capacità di assorbimento, di autoriparazione, di rigenerazione, allora è inevitabile che l’organismo vada prima in sofferenza, in disequilibrio per poi ammalarsi e morire. Siamo ciò che mangiamo. Allergie, malattie di ogni tipo, ogni cosa che ci caratterizza fisicamente dipende da quello che respiriamo, da ciò che ci nutre e ci disseta. La prima medicina dell’uomo è ciò che ci nutre e ci sostiene. La prima medicina dell’ambiente e ciò che mantiene l’ecosistema in equilibrio.

LA MINI FATTORIA ACQUAPONICA

È una iniziativa AGRI ISLAND nel campo dell’agricoltura innovativa e sostenibile, ad alta tecnologia, attraverso la quale si possono produrre grandi quantità di generi alimentari del tutto naturali, di qualità ed a bassissima impronta ecologica, ovvero con un uso molto limitato delle risorse della terra. Le mini-fattorie arrivano complete di tutto quanto necessario ad avviare fin da subito la produzione. Tutto il materiale occorrente alla loro costruzione è trasportato mediante container standard, la parte impiantistica è alloggiata su piattaforme, pre-assemblata e pronta all’utilizzo. Il progetto è pensato per rendere molto facile e altamente produttiva la coltivazione e l’allevamento, fornendo nel contempo anche un efficace sistema di depurazione dell’acqua. La mini- fattoria AGRI ISLAND è concepita per fornire un completo sostentamento alimentare e idrico alla comunità, realizzando con poca acqua e in pochi metri quadrati quello che normalmente viene prodotto in ettari di terra da irrigare.

Nel prossimi giorni entreremo nel dettaglio della produzione e dei vantaggi della "Mini Fattoria Acquaponica"


 

Quali sono le norme che dobbiamo rispettare? D. Lgs. 81/08, vediamo ora cosa ci dicono queste norme.

  • Definizione di DPI: “Si intende per dispositivo di protezione individuale, di seguito denominato “DPI”, qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.”

Non costituiscono DPI gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificamente destinati a proteggere la sicurezza e la salute del lavoratore, le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio.

  • Requisiti dei DPI: I DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992 n. 475, e sue successive modificazioni.”

Ovvero, devono essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore, essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro, tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore, poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità. In caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI, questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.

  • Come scegliere i DPI: “Il datore di lavoro, anche sulla base delle norme d’uso fornite dal fabbricante, individua le condizioni in cui un DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell’uso, in funzione di:
    • entità del rischio;
    • frequenza dell’esposizione al rischio;
    • caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;
    • prestazioni del DPI.”

Il datore di lavoro, con il supporto dell’RSPP, deve effettuare l’analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi, mediante il DVR, individuare le caratteristiche dei DPI necessarie affinché questi siano adeguati ai rischi, valutare, sulla base delle informazioni e delle norme d’uso fornite dal fabbricante a corredo dei DPI, le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e aggiornare la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione.

Inoltre, il datore di lavoro deve fornire istruzioni comprensibili per i lavoratori informando preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge, assicurando una formazione adeguata e organizzando, se necessario, uno specifico addestramento circa l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei DPI.

Se si rende necessario l’utilizzo dei DPI di 3° categoria, il datore di lavoro dovrà informare, formare e se necessario addestrare il lavoratore all’utilizzo degli stessi e quali rischi il DPI lo protegge.

Il datore di lavoro dovrà consegnare al lavoratore i DPI e dovrà far firmare al lavoratore il verbale di avvenuta consegna degli stessi. Nel caso dell’utilizzo dei DPI di 3° categoria i lavoratori oltre alla firma del verbale di consegna, dovranno essere in possesso dell’attestato della formazione e addestramento all’utilizzo

  • Obbligo d’uso: “I lavoratori utilizzano i DPI messi a loro disposizione, provvedono alla cura dei DPI messi a loro disposizione e non vi apportano modifiche di propria iniziativa.”

Inoltre, prima e durante l’utilizzo i lavoratori seguono le procedure aziendali in materia e segnalano immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al preposto qualsiasi difetto o inconveniente da essi rilevato nei DPI messi a loro disposizione.

Vorrei sottolineare l’importanza di due fattori:

  • La scelta corretta dei DPI: il datore di lavoro deve scegliere in modo efficace ed efficiente il DPI giusto. Non solo il primo della lista del catalogo, o quello più bello o come capita spesso, quello che costa meno! Deve essere effettivamente il Dispositivo di Protezione Individuale adeguato a proteggere il lavoratore dal rischio a cui è esposto, senza sottovalutare né sopravvalutare la situazione.
  • L’obbligo d’uso e la formazione del lavoratore: come giustamente riporta il COSO 81, il lavoratore è tenuto a rispettare l’obbligo d’uso del DPI, conformemente alla formazione ricevuta. È importante quindi non solo consegnare il DPI al lavoratore, ma anche fornirgli le informazioni necessarie per capire l’importanza dell’utilizzo del dispositivo stesso. Forse così il lavoratore può acquisire un po’ di coscienza in più.

Alla fine però, che decide se mettersi il caschetto o meno, il guanto antitaglio o meno, è il lavoratore. Quindi cari lavoratori, richiedete si che la valutazione dei DPI sia corretta e che vi vengano date tutte le informazioni, ma poi indossateli questi DPI, che possono anche salvarvi la vita!

La Certificazione SOA è un’Attestazione di qualificazione per la partecipazione a gare d’appalto per l’esecuzione di appalti pubblici di lavori.

Breve storia del sistema di Qualificazione per la partecipazione agli appalti pubblici

A partire dal marzo 2000, con l’approvazione del d.p.r. 34 è stato rinnovato il sistema di Qualificazione delle imprese e, da allora, l’unico documento qualificante è la Certificazione SOA. Prima di questa data esisteva già un precedente percorso di Certificazione: l’iscrizione all’Albo Nazionale dei Costruttori.

A partire dal 2006, data di pubblicazione del dlgs 163 Codice dei Contratti Pubblici, si delinea l’imminente rinnovamento del sistema di qualificazione che, tuttavia, trova riscontro solo con la tardiva pubblicazione del d.p.r. 207 (nuovo Regolamento SOA), che entra in vigore l’8 giugno del 2011. Vengono modificare categorie e ampliate le classifiche, vengono ulteriormente dettagliati i requisiti necessari e viene applicata una sostanziosa riduzione della tariffa di Attestazione per le imprese che si attestano nelle prime due classifiche di importo. Tuttavia, nella sostanza, il nuovo Regolamento SOA non stravolge più di tanto il già rodato sistema di Qualificazione.

La Certificazione SOA è un attestato obbligatorio che comprova la capacità economica e tecnica di un’impresa di qualificarsi per l’esecuzione di appalti pubblici per lavori di importo maggiore a € 150.000,00 e conferma inoltre che il soggetto certificato sia in possesso di tutti i requisiti necessari alla contrattazione pubblica.

Una volta ottenuta, la Certificazione SOA, che vale cinque anni (previa conferma di validità al terzo anno) e viene emessa, da Organismi SOA appositamente autorizzati, al termine di un’approfondita valutazione dei requisiti imposti dalla legge, riscontrabili negli ultimi dieci esercizi di attività dell’impresa interessata; in particolare, verranno presi in considerazione i lavori eseguiti negli ultimi dieci anni e i cinque migliori documenti di reddito tra gli ultimi dieci approvati e depositati.

Le categorie SOA sono 52:

  • 13 riguardanti opere di carattere generale
  • 39 riguardanti opere specializzate

Le classifiche di importo sono 10:

  • I fino a euro 258.000
  • II fino a euro 516.000
  • III fino a euro 1.033.000
  • III bis fino a euro 1.500.000
  • IV fino a euro 2.582.000
  • IV bis fino a euro 3.500.000
  • V fino a euro 5.165.000
  • VI fino a euro 10.329.000
  • VII fino a euro 15.494.000
  • VIII oltre euro 15.494.000

Ciascuna classifica abilita l’impresa in possesso di Certificazione SOA a concorre ad appalti di importi pari alla classifica accresciuta di un quinto.

Per ottenere la Certificazione SOA in classifiche di importo maggiori della II (oltre i 516.000,00 euro) è obbligatorio disporre di un Sistema di Qualità aziendale certificato UNI EN ISO 9001 ( vedi http://bit.ly/2oGrktL )..

In base alla normativa vigente, gli Organismi di Attestazione SOA, sono tenuti a riscontrare la bontà, veridicità, correttezza e sostanza di tutti i documenti che l’impresa utilizza ai fini della dimostrazione dei requisiti utili alla propria Qualificazione; tale processo di verifica prevede che la SOA interroghi sistemi informativi, banche dati, Enti che hanno rilasciato dichiarazioni o certificati.

Quindi, sull’onda delle vigenti leggi, ogni impresa appartenente al settore delle costruzioni che desideri concorrere a bandi di gara indetti dalle amministrazioni pubbliche ai fini di appaltare lavori di importi maggiori di € 150.000,00, è obbligato ad ottenere la Certificazione SOA.

Pur esistendo molti soggetti autorizzati ad emettere la Certificazione SOA, data la materia ostica e delicata, è preferibile avvalersi di un un consulente esperto e qualificato che possa effettuare una verifica preventiva della sussistenza di tutti i requisiti necessari alla Certificazione.

Da autografa a digitale, la firma accelera i processi di business

Identità virtuale si inserisce in un mondo che corre alla velocità della luce, dove le nuove tecnologie, negli ultimi 50 anni, hanno avuto il sopravvento sia nella vita privata di ognuno di noi, sia nel mondo degli business. Sono ancora molte le persone che non hanno ancora una profonda percezione delle potenzialità degli strumenti tecnologici.
Di frequente, infatti i traffici giuridici si concludono in luoghi virtuali ed è per questo che l’ordinamento giuridico ha iniziato a disciplinare la conclusione di contratti a mezzo internet, ovvero ad attribuire lo stesso valore giuridico di una raccomandata a.r. ad una PEC (Posta elettronica certificata).
Ma come fare a garantire l’identità di una persona ovvero l’autenticità del documento trasmesso via internet? 

Le firme elettroniche

Dal D.Lgs. n. 82/2005 al Regolamento (UE) n. 910/2014, le fonti normative (sia italiane che europee) hanno regolato le diverse forme informatiche di identificazione, tra cui:

  1. La firma elettronica
    La firma elettronica generica (anche detta “firma debole”) è il punto di partenza per la tua identificazione online. Per esempio, la username e la password di accesso che utilizzi per molti siti internet, da Facebook ad Amazon, costituiscono l’insieme di dati in forma elettronica qualificabili come firma elettronica.

    2. La firma elettronica avanzata
    La firma elettronica avanzata è quella che apponi sul tablet in banca o negli uffici postali. L'articolo 1 del D.Lgs. n.82/2005, la definisce così: “l’insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi a un documento informatico che consentono l’identificazione del firmatario del documento e garantiscono la connessione univoca al firmatario, creati con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo, collegati ai dati ai quali detta firma si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati”. Per semplificare, si tratta della firma autografa apposta mediante uno strumento che controlli fisicamente (penna o terminale). Ogni contraffazione di questa firma può essere rilevata.

    3. La firma elettronica qualificata
    La firma elettronica qualificata è un particolare tipo di firma elettronica avanzata con due elementi addizionali: un certificato; un dispositivo fisico sicuro per la creazione della firma. In buona sostanza è una firma elettronica qualificata realizzata attraverso un token o la smart card. Ti capita di utilizzare questo sistema quando accedi all'home banking oppure a siti web che richiedono l'autenticazione di sicurezza a due fattori (username e password + codice).

    4. La firma digitale
    Anch’essa è un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l'integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici.

Tralasciando il procedimento tecnico di firma, è possibile comunque affermare che attraverso lo stesso si attesta la volontà del titolare della chiave privata di sottoscrivere il documento informatico e di conseguenza di assumersi la piena responsabilità del suo contenuto. 

Tramite tale processo si attesta da una parte l’autenticità del mittente, dall’altra l’integrità del documento firmato oltre ad applicarsi il cosiddetto principio del non ripudio, equiparando la firma digitale a quella autografa, contestabile soltanto mediante querela di falso da parte di colui al quale viene attribuita la firma stessa.
 

Come rendere l’azienda adatta ad ogni occasione?

Nel mondo del business l'uso della firma elettronica inizia via via a farsi strada. Basti pensare alle applicazioni per la sottoscrizione di contratti, incarichi o protocollare una richiesta in differita e in mobilità, o la firma di contratti e progetti a distanza effettuati sui sistemi digitali e perfino la partecipazione a seminari e corsi di aggiornamento online. 

Società come Aruba, Apple, Samsung per esempio, lavorano per produrre modalità di certificazione dell'identità evolute e rendere più green e sostenibile il lavoro e gli adempimenti di milioni di professionisti, aziende e imprenditori.

Il costo pressoché irrisorio dell’acquisto di una firma digitale, permette al professionista, all’imprenditore o al consulente di valutare un investimento nel prodotto, creando un welcome kit per i propri clienti. Ciò potrebbe tradursi in un ritorno in termini economici e contribuirebbe anche al progresso tecnologico.

E allora, in un contesto dove la generazione delle firme digitali in modalità remota cresce in modo esponenziale, da 665.206.174 generate nel secondo semestre del 2016 rispetto a 1.034.548.974, appena due anni dopo, e dove la sostenibilità sta diventando un elemento strategico per le imprese moderne, perché non attuare una politica paperless nella tua azienda o attività, incentivando l’utilizzo costante dei più moderni strumenti tecnologici?

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