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Il periodo di emergenza sanitaria connessa alla pandemia da SARS-CoV-2 ha portato alla necessità di adottare importanti azioni contenitive che hanno richiesto, fra l’altro, la sospensione temporanea di numerose attività produttive, con la graduale ripresa e riapertura delle attività, la famosa "Fase 2", si rendono necessari chiarimenti su come gestire le riaperture e soprattutto le responsabilità dei Datori di Lavoro, delle Aziende e delle figure presenti in azienda e sul posto di lavoro che hanno responsabilità in materia di salute e santità dei dipendenti collaboratori e clienti. in questa ottica l’INAIL con la Circolare n. 22 del 20 maggio 2020, continua a trattare ed approfondire il tema della responsabilità civili e penali del datore di lavoro in caso di contagio dal virus da SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro.

 

Emergenza Covid fase 2. Ordinanza del Comune di Roma sugli Orari di Apertura delle attività commerciali, artigianali e produttive.

 

Il Comune di Roma con l’ordinanza n. 92 del 15 maggio 2020 stabilisce e regolamenta gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali della Capitale, vista la riapertura del 18 maggio "Fase 2" e in considerazione delle limitazioni imposte alla capienza massima dei mezzi pubblici e per evitare assembramenti nell’orario di apertura e chiusura delle attività commerciali suddividendole in 4 fascie (F1A, F1B, F2 e F3), inoltre obbliga ad esporre il codice della fascia oraria scelta e/o assegnata  e nonchè il relativo orario di esercizio..

Per una corretta e chiara informazione si riporta di seguito il comunicato pubblicato sul sito di Roma Capitale e si allega l’ordinanza.

L’infortunio sul lavoro per Covid-19 non è collegato

alla responsabilità penale e civile del datore di lavoro

 

L'INAIL, a fronte delle legittime preoccupazioni e perplessità esternate dalle Aziende e degli Imprenditori,  a seguito della circolare n. 13 del 3/04/2020, che ha equiparato ad infortunio sul lavoro i casi accertati di contagio da COVID-19 qualora questo sia avvenuto durante l’attività lavorativa o in itinere, ha precisato che il datore di lavoro risponde penalmente e civilmente delle infezioni di origine professionale solo se viene accertata la propria responsabilità per dolo o per colpa, dunque dissipando in parte- ma non escludendo del tutto i dubbi che possa profilarsi una sorta di responsabilità oggettiva del datore, favorendo il proliferare di contenziosi volti all’accertamento del danno differenziale o del danno biologico, con probabili conseguenze penali ed ex D.Lgs. 231/2001. Tuttavia, il dato più interessante della comunicazione si ravvisa allorché l'INAIL riconosce l'estrema difficoltà che possa configurarsi una responsabilità civile e/o penale dei datori di lavoro in ragione della varietà delle modalità del contagio e della mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, in costante aggiornamento da parte delle Autorità preposte.

 

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