
Quando lo spazio in casa non basta più, unire due appartamenti limitrofi, in orizzontale o in verticale, può essere la soluzione ideale. In questi casi quali sono le norme ed i permessi da chiedere per essere davvero in regola? Scopriamolo
La maggioranza dei Comuni italiani ammette senza particolari riserve la fusione di due o più appartamenti esistenti.
La pratica edilizia da presentare in Comune è solitamente una pratica SCIA, perché le opere sono classificate come ristrutturazione vera e propria. Ed è necessario acquisire l’assenso dai condomini per non rischiare grattacapi.
La buona notizia è che non ci sono oneri di urbanizzazione da pagare, a differenza della divisione di appartamenti, perché non vi è un aumento del carico urbanistico. Le spese da corrispondere al Comune sono solo i diritti di segreteria ed una percentuale sul costo di ristrutturazione periziato, che varia da Comune a Comune.
Il progetto di fusione di appartamenti prevede solitamente una redistribuzione interna degli ambienti con demolizione e ricostruzione di tramezzi (pareti non portanti).
Altro aspetto fondamentale, affinché l’unione di due appartamenti sia effettiva, è l’unificazione di tutti le utenze (acqua, luce, gas) e di conseguenza la revisione di tutti gli impianti di casa. Per essere in regola e utilizzare in piena sicurezza gli impianti domestici, è obbligatorio che gli impiantisti, al termine dei lavori, rilascino la certificazione degli impianti. Queste certificazioni sono indispensabili per l’ottenimento dell’Agibilità ed è obbligo che l’impiantista che ha eseguito le opere le rediga senza costi aggiuntivi.
Se la fusione avviene per due appartamenti sovrapposti per collegare in verticale due appartamenti, prima separati, è necessario demolire una porzione di solaio e posizionare una nuova scala di collegamento. Solitamente si indaga il verso di orditura del solaio prima di iniziare a progettare, poi si disegna il vuoto scala senza intaccare le travi del solaio ed infine si colloca una scala autoportante e leggera. Questa operazione viene fatta per evitare ogni modifica alla struttura portante vera e propria, che comporterebbe costi aggiuntivi sia burocratici che edilizi.
Può comunque essere necessario ricorrere ad opere strutturali vere e proprie nella fusione di alloggi, sia per la costruzione di scale sia per il collegamento orizzontale. Nel caso di vecchi edifici con struttura in muratura portante, per esempio, anche la semplice apertura di una porta per collegare due alloggi in orizzontale richiede l’elaborazione di un progetto strutturale ed il deposito della documentazione al Genio Civile.
Dopo la conclusione dei lavori, il passo indispensabile per regolarizzare l’unione di due appartamenti è quello della presentazione della pratica DOCFA per fusione di unità immobiliari presso il Catasto. Al termine di questa pratica risulterà un unico alloggio, anche ai fini del pagamento delle imposte comunali, con le carte in regola per essere agibile ed eventualmente messa in vendita.
Ultimo atto dell’iter burocratico è la presentazione, in Comune, della Segnalazione Certificata di Agibilità, corredata dalle certificazioni impiantistiche, APE, dalla ricevuta di variazione catastale e da eventuali altre documentazioni necessarie in relazione ai lavori eseguiti (ad esempio collaudo strutturale).


